A seguito della individuazione a luglio del subacqueo, Giuseppe Brascia, nelle acque di Marausa (TP) di una seconda nave romana di epoca imperiale, la SopMare ha effettuato la verifica e messa in sicurezza del Il relitto che giace a circa 2 metri di profondità e a meno di 100 metri dalla riva. Il carico consisteva in anfore, delle quali rimangono pochi resti, e 13 lastre litiche rettangolari visibili, della grandezza di 80/90 cm per 100/130 cm, alte circa 15 cm, da utilizzare certamente per elementi architettonici o comunque per lavori edili. Parte del relitto è scoperto. Tale relitto era stato individuato da Sebastiano Tusa che aveva individuato le lastre trasportate dal relitto ed ipotizzato la presenza di un emporio. intravedendosi parte della murata e alcune ordinate, per una lungezza di circa 10 metri. In questi giorni la Soprintendenza del Mare, insieme a volontari di due associazioni culturali, ha provveduto a mettere in sicurezza il relitto e l’eventuale carico ancora in situ con una operazione durata tre giorni. Il primo giorno è servito per delimitare il campo di azione (m 10 x 3) e fare i primi rilievi sia in modo tradizionale sia in 3D. Il secondo giorno, tramite sorbona, si sono effettuati dei sondaggi per capire l’entità e l’ampiezza del giacimento archeologico, che pare sia di circa m 11 per m 4.20. Il relitto e i sondaggi effettuati sono stati ricoperti di sabbia e il giorno successivo, dopo avere coperto il giacimento con tessuto non tessuto geotessile, sono stati posizionati circa 100 sacchi di juta riempiti di sabbia a protezione dell’area più vulnerabile del relitto. L’operazione è stata condotta dalla Soprintendenza del Mare con l’archeologo Nicolò Bruno e il coordinatore dei subacquei, Stefano Vinciguerra. E’ stato possibile realizzare questi lavori grazie ai volontari subacquei dell’associazione BC Sicilia: Gaetano Lino, Francesco Balistreri, Salvatore Ferrara, Alessandro Urbano, Giampiero Tomasello, Francesco Cassarino, che hanno messo a disposizione gommome, sorbona, tessuto non tessuto e sacchi di juta, oltre alle proprie attrezzature subacquee e fotografiche. Il rilievo sia tradizionale sia in 3D è stato anche realizzato dai volontari dell’associazione. Inoltre, per Sicilia Antica, è stato presente Francesco Torre che ha fornito la sabbia per i sacchi. Un aiuto concreto è stato dato anche dallo scopritore, Francesco Brascia, e da Rocco Cassarino. Ancora una volta la collaborazione tra istituzioni e volontariato ha permesso di portare a termine un’ operazione delicata come la copertura di un sito archeologico che rischiava di essere depredato o di andare perduto per eventi meteo marini. Avendo quantificato l’area del giacimento archeologico e avendola messa in sicurezza, ora è possibile aspettare un finanziamento che possa salvaguardare e valorizzare l’ennesimo relitto ritrovato nelle acque siciliane Dichiara Valeria Li Vigni: “La Soprintendenza del mare procede a grandi passi sul solco tracciato da Sebastiano Tusa affinché tutte le energie da lui riversate abbiano continuità e fondamento per la rinascita, la valorizzazione e la tutela del nostro patrimonio sommerso”