In acque francesi, presso capo Macinaggio (estremo nord della Corsica), il ROV abissale MultiPluto, mandato in esplorazione dal catamarano attrezzato Daedalus, rinviene un relitto romano situato a 340 m di profondità.

Il carico della nave risulta parzialmente danneggiato dal passaggio delle reti a strascico e sparpagliato sul fondale. Dalla telecamera integrata arrivano le immagini della merce trasportata: si riconoscono alcune anfore di tipo Dressel 1 C, anfore ovoidi di Brindisi e anfore di altro tipo, con ansa (manico) a nastro, molto frammentarie e parzialmente insabbiate.

Poco distante, emerge un esemplare isolato che sembra di fattura neopunica, probabilmente prodotta in Tunisia tra la fine del II e il I secolo a.C. La nave, proveniente da un porto dell’Italia meridionale o centrale, aveva assemblato un carico molto vario e poteva essere diretta in un porto della Liguria di ponente o in Gallia, ad esempio nel grande porto di Marsiglia o alle Bocche del Rodano, da cui le merci venivano frequentemente spostate su imbarcazioni fluviali per essere vendute nella Gallia interna.