Al largo di Capo Sagro, in Corsica, il sonar a scansione laterale del catamarano attrezzato Daedalus capta un tenue contatto. Il ROV abissale MultiPluto viene inviato ad esplorare il fondale: grazie all’ottima manovrabilità e alla sua testa multisensoriale a collo di cigno, in grado di fornire vedute a 360°, il MultiPluto individua a 590 m di profondità il relitto di una nave romana. Il carico, sparso su un’estesa superficie, è composto da anfore di tipo Keay 52, contenitori da vino e un ampio ammasso di pietre di forma tondeggiante che forse costituivano la zavorra.

La nave trasportava anche ceramica da fuoco e numerosi manufatti probabilmente utilizzati dai marinai. Il relitto, di età compresa fra la metà del IV e il VII secolo d.C., proveniva probabilmente da un porto dell’Italia meridionale in cui aveva imbarcato merci di varia provenienza, aveva navigato verso nord, seguendo la costa fino a Populonia per poi distaccarsene puntando, attraverso le isole dell’Arcipelago Toscano, verso la Corsica; il naufragio presso Capo Sagro, all’estrema punta settentrionale dell’isola, porta a supporre che fosse diretta in un porto della Gallia del sud.