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Tesori sommersi ritrovati dai carabinieri sub

Scritto da http://www.algheronotizie.it/articoli.php?id_articolo=10272, 20-06-2009 01:00

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Pubblicato in : Archeonews, Ultime notizie

A Capo Mannu, ad una profondità di circa 20 metri, individuato un cospicuo giacimento archeologico di macine litiche e lingotti in piombo, costituenti il carico di una nave oneraria romana del I secolo a.c.
 
ALGHERO - Durante la settimana in corso si sono svolti servizi coordinati a livello nazionale disposti dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, volti alla ricognizione e controllo dei siti archeologici sommersi.

In Sardegna l’attività ha interessato le coste del nord-ovest, dal golfo di Alghero a quello dell’Asinara. In particolare nel tratto di mare antistante Capo Mannu, i carabinieri del nucleo subacquei di Cagliari, con il supporto tecnico-scientifico di archeologi subacquei della soprintendenza per i beni archeologici della Sardegna e dei carabinieri della motovedetta d’altura della compagnia di Alghero, con il coordinamento del nucleo tutela patrimonio culturale di Sassari, ad una profondità di circa 20 metri, hanno individuato un cospicuo giacimento archeologico di macine litiche e lingotti in piombo, costituenti il carico di una nave oneraria romana del I secolo a.c. contestualmente hanno provveduto al recupero di alcuni lingotti del peso di 30 kg cadauno circa, rinvenuti adagiati sul fondale roccioso e particolarmente esposti a possibili trafugamenti.

La dott.ssa Gabriella Gasperetti, responsabile del settore subacqueo della Soprintendenza, ha precisato che “i lingotti recuperati appartengono ad un carico che testimonia il cospicuo traffico di metalli tra la penisola iberica e l’Italia nella tarda età repubblicana. Particolarmente preziosa è la presenza sulla faccia superiore di due bolli impressi ai margini, raffiguranti rispettivamente un delfino a rilievo e il nome cvtivscf, c(aius) utius c(ai) f(ilius) che indica il proprietario delle miniere di piombo argentifero. Gli utii, famiglia originaria dell’Italia meridionale, tra il II e il I secolo a. c. raggiunsero un elevato grado di prosperità proprio grazie all’attività mineraria. ulteriori testimonianze della floridezza di tale traffico sono costituite dai carichi di piombo con il medesimo bollo ritrovati nei mari di Sardegna, come ad esempio allo scoglio Businco, nell’isola di Mal di Ventre.

Lo sfruttamento delle miniere in epoca imperiale divenne appannaggio dello stesso imperatore, proprio per l’importanza di tale attività. Si conferma con questo recupero, inoltre, la frequentazione delle rotte che attraversavano il Mediterraneo verso Roma e la penisola italica, sia per il collegamento tra le estreme regioni occidentali, sia per i rapporti con le coste del nord africa, che svolgeranno un ruolo chiave nei traffici fino alla tarda antichità, sempre per le necessità di approvvigionamento di materie prime.

In tali rotte la Sardegna aveva un ruolo chiave ed in particolare il nord dell’isola, con il golfo e il porto di turris libisonis, costituiva una tappa fondamentale anche per i necessari rifornimenti per la navigazione”. I preziosi reperti sono stati trasportati presso il centro di conservazione e restauro della soprintendenza per i conseguenti interventi conservativi e di analisi scientifica, mentre il sito sarà costantemente monitorato e oggetto di ulteriori mirate attività di recupero e salvaguardia.

Fonte:http://www.algheronotizie.it/articoli.php?id_articolo=10272

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