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I tesori della Waterloo del mare

Scritto da Repubblica — 29 settembre 2006 pagina 25 sezione: POLITICA ESTERA , 26-09-2006 02:00

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Pubblicato in : Ritrovamenti, Ritrovamenti nel Mare e laguna di Venezia

VENEZIA - Cannoni e "carronate", ancore, rampini, munizioni. Ma anche bottoni e pezzi di giubbe da marinaio, anelli, else di sciabole, perfino teschi e resti di scheletri all' interno della prua inabissata. Il fondale sabbioso dell' Adriatico ha conservato - e ora restituito - una testimonianza quasi intatta della "Waterloo del mare", la battaglia di Grado del 1812, durante la quale la Marina di Sua Maestà britannica sconfisse la flotta italo-francese di Napoleone, soffiandole la nave ammiraglia, il vascello Rivoli, e ponendo fine alle ambizioni imperiali di dominio sui mari.

VENEZIA - Cannoni e "carronate", ancore, rampini, munizioni. Ma anche bottoni e pezzi di giubbe da marinaio, anelli, else di sciabole, perfino teschi e resti di scheletri all' interno della prua inabissata. Il fondale sabbioso dell' Adriatico ha conservato - e ora restituito - una testimonianza quasi intatta della "Waterloo del mare", la battaglia di Grado del 1812, durante la quale la Marina di Sua Maestà britannica sconfisse la flotta italo-francese di Napoleone, soffiandole la nave ammiraglia, il vascello Rivoli, e ponendo fine alle ambizioni imperiali di dominio sui mari. Nello scontro navale, avvenuto al largo della laguna veneta in una nebbiosa notte di febbraio, gli inglesi colpirono e affondarono il brigantino Mercure, un "brick" bialbero di 32 metri, arruolato nella flotta del Regno Italico e colato a picco con i sui 112 uomini di equipaggio. A riaprire quella pagina di storia è stato, come spesso accade, un ritrovamento casuale - un cannone del Mercure rimasto impigliato nella rete di un peschereccio - cui ha fatto seguito una campagna di scavi subacquei condotta dall' Università Ca' Foscari di Venezia e dalla Sovrintendenza archeologica del Veneto, durata cinque anni. Nelle scorse settimane si è conclusa la quarta fase delle ricerche, che ha riportato alla luce i pezzi più interessanti dal punto di vista storico e scientifico. E proprio in questi giorni i risultati del progetto Mercure sono sottoposti all' attenzione degli esperti di tutto il mondo, in un convegno sulla costruzione navale in corso a Meinz, in Germania. «L' importanza di questo relitto - spiega Carlo Beltrame, docente di Archelogia marittima a Ca' Foscari e responsabile della campagna - è direttamente proporzionale alla grande quantità di informazioni che ci ha consentito di ottenere non solo sugli aspetti storici legati alle circostanze dell' affondamento, ma anche sulla vita di bordo dell' epoca e soprattutto sulle tecniche di costruzione dello scafo». Il brigantino, commissionato dai francesi nel 1804 insieme ad altre 60 navi "gemelle", venne realizzato da un cantiere navale privato a Genova e successivamente portato a Venezia. Veloce e maneggevole, aveva compiti di scorta, sorveglianza e collegamento. Nella notte fra il 21 e 22 febbraio 1812, il Mercure esce dal porto veneziano di Malamocco insieme al "Mameluck" e allo "Jena", scortando la nave ammiraglia della flotta napoleonica, il vascello Rivoli, alla sua prima uscita in mare. Il gruppo navale, approfittando della nebbia, spiega le vele facendo rotta su Ancona. Ma ad attenderlo alle bocche di porto, allertate da una soffiata degli 007 dell' epoca, ci sono le navi della Marina britannica: il vascello Victorius, comandato dall' ammiraglio Talbot, erede del leggendario Nelson; e il "brick" Weasel. Lo scontro è inevitabile e proprio la nebbia si rivela decisiva nelle sorti della battaglia: colti di sorpresa, gli italo-francesi non riescono a organizzare una valida difesa del Rivoli, esponendolo all' assalto degli inglesi. Mentre il vascello inverte la rotta tentando di rientrare a Venezia, i brigantini cercano di resistere. Ma alle quattro del mattino, al largo di Grado, una cannonata colpisce la "santabarbara" del Mercure, facendolo esplodere. La nave si spezza in due: quando, duecento anni dopo, i ricercatori subacquei si immergono nel punto in cui è stato trovato il primo cannone, trovano la poppa e la prua distanziate di un centinaio di metri, adagiate sul fondale a 18 metri di profondità. E' probabile che i membri dell' equipaggio sopravvissuti all' esplosione abbiano cercato riparo sottocoperta, almeno a giudicare dai resti umani e dagli oggetti personali rinvenuti all' interno dello scafo. Ma solo tre di loro riescono a salvarsi e vengono recuperati dagli inglesi, che nel frattempo hanno abbordato e catturato il Rivoli. La campagna di scavi, condotta con il contributo del Casinò di Venezia e della Regione Veneto, ha permesso di raccogliere una quantità notevole di materiale, che ora è conservata in parte all' Arsenale di Venezia (i pezzi d' artiglieria restaurati) e in parte nella sede della Sovrintendenza o a Ca' Foscari. Poi, una volta completata la catalogazione, sarà messa in mostra, probabilmente la prossima estate a Lignano. - ANDREA IANNUZZI
Repubblica — 29 settembre 2006   pagina 25   sezione: POLITICA ESTERA
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