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Galea, dalla fantasia alla realtà torna a galla la regina dei mari

Scritto da Repubblica — 28 giugno 2001 pagina 29 sezione: CRONACA , 28-06-2001 02:00

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Pubblicato in : Ritrovamenti, Ritrovamenti nel Mare e laguna di Venezia

ROMA - Le acque si apriranno e comparirà un' isola. Sopra di essa un monastero, e nell' isola due grandi vascelli. Non è un racconto dal sapore biblico, ma ciò che accadrà a giorni nella laguna sud di Venezia. Mosé del ventesimo secolo, i tecnici del consorzio Venezia Nuova metteranno all' asciutto tutto l' isolotto sommerso di San Marco in Boccalama. Un ettaro di terre.
ROMA - Le acque si apriranno e comparirà un' isola. Sopra di essa un monastero, e nell' isola due grandi vascelli. Non è un racconto dal sapore biblico, ma ciò che accadrà a giorni nella laguna sud di Venezia. Mosé del ventesimo secolo, i tecnici del consorzio Venezia Nuova metteranno all' asciutto tutto l' isolotto sommerso di San Marco in Boccalama. Un ettaro di terre. E' un' impresa grandiosa, la prima del genere al mondo di queste proporzioni. Solo in Danimarca si sono fatte operazioni simili, ma meno imponenti, per il recupero di relitti vichinghi. Ma in laguna c' è molto di più. I relitti, in primo luogo. Sono unici. Il primo è una galea veneziana, la regina del Mediterraneo che rese la Serenissima signora dei mari. E' famosa, immortalata in dipinti e trattati, ma fino a oggi non se n' era trovata nessuna. Questa è la prima, e per giunta antichissima, addirittura del '300. Il secondo relitto è a fondo piatto, da trasporto, ma non corrisponde a nessuna tipologia a noi nota. Una novità assoluta. Entrambe le imbarcazioni furono zavorrate, affondate e ancorate al suolo con grossi pali. Dovevano servire a innalzare il livello dell' isola che le acque stavano pericolosamente sommergendo, ma non durarono molto. Subsidenza ed erosione resero l' isola inabitabile, e già alla metà del '300 i monaci avevano abbandonato il monastero. Così durante la peste del 1348 fu usata come cimitero di massa. Poi a poco a poco si inabissò. E se ne perse il ricordo. Fu individuata nel 1969. Il vicinissimo canale dei petroli ha causato l' erosione di tutta l' area, così l' isola (al pari di altri siti archeologici della laguna) cominciò a far capolino. Ma col tempo erosione, strascichi dei pescatori di vongole, inquinamento e vandalismo minacciavano la sua sopravvivenza. Nel 1996 il Magistrato alle Acque di Venezia decise di fare delle ricognizioni per valutarne il degrado. Così sono spuntati i due relitti, e si è decisa la grande operazione, che vede impegnati, oltre a Magistrato e Consorzio, anche la Soprintendenza archeologica del Veneto, l' Università di Venezia e il Consorzio Venezia Ricerche. Un' operazione che vuole essere esemplare di come si affrontano in laguna le emergenze archeologiche e ambientali. I lavori sono iniziati l' 11 giugno scorso con lo scavo subacqueo dei due relitti. Ma si lavorerà tutta l' estate. Il programma è ferreo, non si può sgarrare. A metà luglio si comincerà a calare "palancole" attorno all' isola fino a formare un' enorme barriera. Poi si prosciugherà l' acqua all' interno. «L' avventura che ci attende è delicatissima», spiega l' archeologo subacqueo Stefano Medas che affianca Marco D' Agostino nella direzione dei lavori. «Di certo per via incontreremo molti problemi». Medas è preoccupato soprattutto per il rilievo e lo studio di isola e relitti, che gli archeologi dovranno eseguire a tempo di record. Solo quindici giorni. Un' esposizione troppo prolungata rischierebbe di rovinare irrimediabilmente i relitti. Mosé fece passare solo il popolo d' Israele, poi le acque si richiusero. In laguna, passeranno solo gli archeologi. Poi l' isola scomparirà nuovamente tra i flutti. Perché non recuperare i relitti? E' un problema di costi. «Ed è triste che il Ministero non possa farsi carico in toto di un' operazione così importante», commenta il Soprintendente del Veneto Luigi Malnati. «Intendo tutela, recupero, restauro e valorizzazione». Comunque, la speranza di poter un giorno recuperare i preziosi relitti c' è. E magari di poterli esporre nel progettato Museo nazionale di archeologia e storia navale all' Arsenale. - CINZIA DAL MASO
Repubblica — 28 giugno 2001   pagina 29   sezione: CRONACA  
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