Il progetto, che vede impegnate ben otto società, di cui una estera, afferenti a settori diversificati, inizia ufficialmente il 1 aprile 2004 con la campagna di ricerca dei dati informativi pregressi e l’impegno della Direzione Generale per i Beni Archeologici; con le competenze tecnica, amministrativa e scientifica del Servizio Documentazione e della Sezione Tecnica di Archeologia Subacquea – S.T.A.S. . Si tratta di una iniziativa assai importante sotto diversi aspetti. Anzitutto l’importo: con il finanziamento di 7,5 milioni di Euro, provenienti dalla Legge 8 novembre 2002, n. 264 – Disposizioni in materia di interventi per i beni e le attività culturali e lo sport, art. 13 – Censimento dei beni archeologici – , si da vita ad un’indagine sistematica sul patrimonio sommerso di quattro regioni italiane, tra le più rilevanti per la consistenza presunta di beni sommersi. Una nuova “avventura” dopo quelle che hanno riguardato in passato la Sezione Tecnica per l’Archeologia Subacquea che ha iniziato la sua attività nel lontano 30 ottobre del 1986. In secondo luogo le metodologie: il progetto nasce all’interno del Ministero, sia nei contenuti tecnici che negli aspetti gestionali. Con il coordinamento del Servizio Documentazione della Direzione Generale per i Beni Archeologici, diretto dall’arch. A.P. Recchia, è stata scelta una rilevante attività progettuale da parte della Sezione Tecnica di Archeologia Subacquea, in particolare dagli archeologi subacquei dott. Luigi Fozzati e dal dott. Claudio Mocchegiani Carpano . Notevole è anche il coinvolgimento delle Soprintendenze Archeologiche delle Regioni interessate dal progetto. La Direzione Scientifica è di Luigi Fozzati e Claudio Mocchegiani Carpano, in stretta collaborazione con altre professionalità all’interno e all’esterno dell’Amministrazione dei Beni Culturali, per la parte tecnica amministrativa . Già in passato ci sono stati investimenti nel settore dell’esplorazione e del rilevamento dei fondali e dei relitti marini, ma riduttivi e molto meno efficaci per lo scarso coordinamento e la mancanza di una strategia complessiva. Il progetto Archeomar invece fa riferimento ad una visione generale e molto chiara della ricerca archeologica subacquea, mette a punto una metodologia che può essere esportata nella restante parte delle carte italiane, con un eventuale sviluppo nel campo specifico del turismo culturale. Il lavoro di ricerca che sarà svolto nei prossimi 18 mesi, sia dal punto di vista archivistico, sia dal punto di vista della ricerca archeologica, darà una svolta definitiva alla conoscenza storica della navigazione e una ricostruzione del passato per quanto riguarda gli scambi e il commercio nell’era antica e moderna. L’impostazione metodologica della Carta Archeologica del Rischio Subacqueo (CARS), prevista nel progetto, che si avvale di un sistema informatico e cartografico efficiente, aggiornabile in qualsiasi momento, avrà come componente il recupero e la valorizzazione dei dati raccolti sia da precedenti progetti gemelli, sia da archivi di vario genere, sia da giacimenti esistenti sia derivati da archivi di pubbliche amministrazioni, mentre il ruolo principale sarà quello della ricerca e prospezione in mare.

Per informazioni: www.archeologia.beniculturali.it sezione Subacquea.

E – mail:

c.moccheggiani@archeologia.beniculturali.it

l.fozzati@archeologia.beniculturali.it

c.nuccitelli@archeologia.beniculturali.it

d.ciocchetti@archeologia.beniculturali.it

fonte: Culturalweb (www.culturalweb.it)