La Soprintendenza tiene d’occhio il relitto di Perelli da almeno cinque anni, e quella di oggi è la terza campagna di scavo. «Finora siamo riusciti a determinare la posizione del relitto – spiega Roberto Bonaiuti, codirettore scientifico dello scavo – ma ancora non abbiamo trovato i punti che possano indicarci le misure. Tuttavia sappiamo che si tratta di un’oneraria della prima età imperiale, che viaggiava sotto Augusto nel I secolo d.C., e che poteva trasportare anche 8mila anfore».
Negli scavi passati di anfore vinarie intere ne sono state recuperate una trentina: sono di tipo Dressel 1, prodotte in Campania e nell’Etruria Tirrenica e oggi conservate nei magazzini della Soprintendenza e presso un locale messo a disposizione dalla Guardia di finanza. «Avevamo chiesto anche al Comune di Piombino degli spazi per poter stoccare il materiale – dice Bonaiuti – ma devo dire che finora la disponibilità delle parole non si è mai concretizzata nei fatti».
La direzione scientifica e progettuale di quello che è un vero e proprio cantiere subacqueo, è affidata alla dottoressa Pamela Gambogi, della Soprintendenza dei beni archeologici della Toscana. Oltre al personale del nucleo di archeologia subacquea della Soprintendenza, ci sono i carabinieri sub di Genova, quelli della Finanza, i nuclei sommozzatori dei Vigili del fuoco e della Lega navale. A collaborare ci sono anche due archeologi subacquei dello studio Tethys di Livorno.
La campagna, che avrebbe dovuto durare almeno cinque settimane, opera invece a regime ridotto, e ne durerà solo tre: il 22 settembre sarà tutto finito.
«I lavori dello scavo sono stati finanziati su fondi ordinari della Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana: 210.000 euro per il triennio 2005-2007 – spiega Pamela Gambogi – Per il 2005 i fondi sono stati regolarmente erogati, ma per il 2006, a causa dei tagli sul bilancio del ministero dei Beni culturali, i finanziamenti (70.000 euro) sono stati soppressi. Si è dovuto quindi ricorrere alla richiesta dei fondi di urgenza, poiché il saccheggio sul relitto perdurava e occorreva mettere in sicurezzza i materiali e le porzioni di scafo indagate. I fondi ottenuti non possono essere superiori a 24.000 euro e quindi, come è avvenuto nel 2006, anche quest’anno abbiamo allestito un cantiere più leggero».
Purtroppo l’azione illegale dei banditi del mare che hanno più volte scavato e recuperato illegalmente le anfore, aprendo grandi voragini nella prateria di posidonia intorno al relitto, continua anche oggi, depredando un reperto archeologico eccezionale.
«Per questo – conclude la Gambogi – al di là dei risultati scientifici, sono anche le ragioni della tutela e della conservazione del bene che devono prevalere e che alimentano la nostra insistenza nel richiedere il sostegno finanziario del ministero».
Angela Feo