Accordo tra Magistrato e Soprintendenza archeologica. Ma manca il piano di bonifica previsto dalla legge

Il relitto del Molo sud sarà recuperato e restaurato all’Arsenale. Una buona notizia per i cultori dell’archeologia lagunare. Perché per la prima volta un reperto di grande valore storico, venuto alla luce durante gli scavi per i lavori del Mose, sarà portato all’asciutto, restaurato ed esposto in un museo. L’accordo fra Soprintendenza archeologica e Magistrato alle Acque è arrivato nei giorni scorsi. «Abbiamo deciso che in questo caso i costi per le opere provvisionali sarebbero stati quasi uguali a quelli del recupero, e abbiamo dato la nostra disponibilità», dice la presidente del Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva. Un via libera che arriva un anno e mezzo dopo la scoperta, dopo che la Soprintendenza aveva bloccato i lavori ai cantieri nella bocca di porto di Malamocco. Si tratta di un relitto di una nave da trasporto che risale al XVII secolo, della lunghezza di circa trenta metri. «E’ in gran parte interrato, e in quel punto l’acqua è molto torbida», dice il direttore della Soprintendenza archeologica e direttore del progetto Nausicaa Luigi Fozzati, «ma è un reperto di straordinaria importanza. Ora cominceremo i lavori per portarlo in superficie». Il relitto del molo sud sarà così ospitato all’Arsenale, per avviare un’opera di restauro molto particolare. Un progetto lanciato qualche anno fa proprio da Fozzati e dagli esperti del ministero, che potrebbe adesso trovare sbocco operativo. Sono decine infatti i relitti archelogici sommersi scoperti negli ultimi anni dopo l’avvio dei lavori per la costruzione del Mose. Solo alla bocca di porto di Malamocco ne sono stati rilevati sei. Il relitto dei Tubi e quello delle Ceppe, il relitto «Rocchetta 1» e il «Rocchetta 2», quello dei Cannoni e quello del Molo sud. Altri due sono spuntati a lato delle aree di cantiere del bacàn di Sant’Erasmo, in bocca di porto di Lido. Ma per questo il Magistrato alle Acque non ha stanziato fondi per il recupero. «Si tratta di aree esterne a quelle di cantiere», dicono al Consorzio Venezia Nuova. Il recupero del relitto «Molo sud» costerà circa 2 milioni di euro, e durerà qualche settimana. Un accordo è stato sottoscritto da Magistrato alle Acque e Soprintendenza. E viene sbloccata, almeno per il relitto in questione, una situazione che aveva provocato nei mesi scorsi anche qualche tensione. Visto il susseguirsi di scoperte archeologiche nelle aree di cantiere, la Soprintendenza aveva infatti inviato per un sopralluogo anche i carabinieri del Nucleo di Difesa del patrimonio artistico. Navi sommerse, anfore e relitti erano infatti messe a rischio da ruspe e benne. Lo saranno ancor di più tra qualche mese, quando proseguirà anche nella parte centrale delle bocche di porto lo scavo del canale e l’infissione di centinaia di palancole in ferro. Un rischio reale, che potrebbe anche provocare ulteriori ritardi nel cronoprogramma dei lavori.
I fondali lagunari sono infatti un grande giacimento sommerso di reperti.
«E purtroppo anche per il Mose, come per quasi tutte le grandi opere», denunciano gli esperti, «non è stato fatto in via preventiva un piano di bonifica archeologica, come previsto dalle normative». Per via dei costi. O forse del «timore» di scoprire qualche metro sotto i fondali, nuove preziose tracce delle civiltà passate.

approfndimenti

https://www.academia.edu/1102676/Il_relitto_del_Molo_Sud_presso_il_porto_di_Malamocco_Venezia_