Relitto Romano di Acitrezza 2016
Copyright Soprintendenza del Mare
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Si è svolta giorno 11 giugno la conferenza stampa di presentazione dei ritrovamenti effettuati a Lipari. Erano presenti l'Assessore Regionale ai beni Culturali Antonello Antinoro, il Dirigente Generale del Dipartimento Beni Culturali Romeo Palma, il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, il Comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri Giuseppe Marseglia e il Sindaco di Lipari Mariano Bruno. La scoperta cambia radicalmente l'immagine del porto imponendo la presenza di una possente struttura certamente connessa. La scoperta si colloca laddove le isobate marine si addensano mettendo in evidenza l’esistenza di una secca che si allunga dalla costa verso il largo in direzione N- NE che va verisimilmente interpretata come il prodotto di strutture e manufatti sommersi di epoca antica.

E’ certo che la secca preesistesse all’edificazione delle strutture recentemente rinvenute dato che i fondali circostanti scendono sia a Nord che a Sud fino a circa m 20. Pertanto è ipotizzabile che su tale secca siano state costruite a più riprese (forse a partire dall’età romano – repubblicana a giudicare dai materiali archeologici reperiti sui fondali devastati dalla benna) le strutture portuali.
Una poderosa variazione eustatica (bradisismo?) ha determinato l’inabissamento della struttura portuale ad oltre m 10 di profondità rispetto al livello del mare odierno. Che siano entrati in azione fenomeni di eustatismo parossistico è evidente dato che la normale variazione del livello del mare negli ultimi duemila anni di storia, in situazione di normalità, si colloca nell’ordine di qualche decina di centimetri. E’ interessante sottolineare che le strutture sono state immediatamente occultate da eventi di natura alluvionale evidenziati dalla presenza di strati argillosi e sabbiosi (provenienti certamente dal fiume Santa Lucia) e vulcanica evidenziati da strati di accumulo pertinenti probabilmente l’eruzione del Monte Pelato.
Che questo spazio di mare di Marina Lunga potesse riservare le “sorprese archeologiche” di cui sopra era, tuttavia, prevedibile se pensiamo che già durante la costruzione del molo odierno fu segnalata la presenza di strutture e di colonne di pietra locale (probabilmente provenienti dalla cava del Fuardo) e furono raccolte monete e perfino il piede anteriore destro in bronzo di una statua di altezza di ca m 2 che L.Bernabo Brea ipotizza distrutta durante l’assedio romano a Lipari nel 252/251 a.C. (pubblicato nel 1985 in “Archeologia Subacquea 2”).
Sulla base dei dati raccolti nel corso delle indagini preliminari condotte dai tecnici della Soprintendenza del Mare è ipotizzabile la presenza di una struttura dotata di grande portico con direzione NE/SO costituito da colonne del diametro di ca m 1,20 di cui abbiamo trovato tre plinti di base in situ su altezze diverse, ed altri tre sono stati strappati dalla benna prima della sospensione dei lavori di dragaggio. Tali colonne, in basalto locale, poggiano su un basamento che appare essere di marmo bianco. La possente struttura di sostruzione del monumento appare costruita in opus cimentum con pietre di grosse dimensioni che confermerebbe la datazione ad età romano repubblicana del monumento. Forse questo edificio corrisponde con una fase di ricostruzione intensa della città nel corso del II sec a.C, attestato da 7 strade ritrovate a terra nella città bassa, con uno o due strade principali.
La natura dell’edificio è ancora difficile da definire. Potrebbe trattarsi di un portico posizionato su un molo portuale o di un edificio pubblico o sacro in zona portuale.

La grande quantità di ceramica raccolta sul posto (acroma a pareti sottili, incisa, a vernice nera campana, frammenti di anfore con manico bifido del tipo Dressel 2/4 e rodio, grandi contenitori con orlo decorato caratteristici dell’ambiente portuale per la conservazione delle derrate del tipo dolia) è databile tra il II ed il I sec.a.C. in accordo a quanto proposto per la datazione del manufatto. Tuttavia sarà possibile (ed è un caso rarissimo in archeologia subacquea) datare la struttura adottando la tecnica dello scavo stratigrafico poiché il monumento appare coperto da una possente stratigrafia intatta dello spessore di oltre i m due. Sottolineammo che i frammenti non sono asolutamente fluitati o logorati dalle correnti, o dal moto ondoso, ma assomigliano ai frammenti terrestri con frattura netta.
Solo lo scavo archeologico stratigrafico del sito potrà fornire alcune risposte. Ma sarà essenziale, anche al fine di delimitare l’area interessata dalle emergenze archeologiche, effettuare indagini preventive con sub-bottom profiler.
Le indagini preliminari sono state condotte dalla Soprintendenza del Mare sotto la guida di Sebastiano Tusa da Stefano Zangara, Gaetano Lino, Philippe Tisseyre e Marcello Consiglio con il supporto subacqueo di Bartolo Giuffrè e l’assistenza del Direttore del Museo Archeologico Eoliano “L.Bernabò Brea” Riccardo Gullo e con il prezioso supporto dell’Arma dei Carabinieri, attraverso il prezioso ausilio del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale della Sicilia (comandato dal Capitano Giuseppe Marseglia) che ha coordinato l’unità navale di Milazzo ed i militari del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina guidati dal Lgt. Salvino Antioco, oltre ai Carabinieri della Stazione CC di Lipari guidata dal m.llo Francesco Villari. Importante e decisivo è stato il contributo dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari per la messa in sicurezza e la protezione dell’area marina interessata dalla scoperta.

11 Giugno 2008

Fonte: Soprintendenza del Mare

Link della conferenza con immagini e video

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