Un collo di anfora ‘Gauloise’ e parte di un corpo di anfora ‘Dressle 1′, datati tra il primo secolo a.C. E il primo secolo d.C., sono stati rinvenuti, stamani, dia carabinieri del Centro Subacquei di Genova-Voltri che, nell’ambito di un progetto di recupero e valorizzazione promosso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, hanno effettuato un’immersione di circa due ore, in sito archeologico sottomarino situato all’altezza di Capo Mortola, a undici metri di profondita’. I due reperti sono stati avvistati tra gli scogli sommersi da una vasta prateria di Posidonia. I due reperti sono stati consegnati al funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici, Gian Piero Martino, che coordina l’operazione.

Il progresso delle ricerche terrestri e marittime sta sempre più rivalutando l’importanza della rotta altotirrenica che costeggiava le coste della Liguria, attraverso la quale passavano merci da e per l’Iberia, la Gallia e l’Italia.
Per questo motivo Capo Mortola, insidiosa scogliera che si protende in alto mare dopo la falesia dei Balzi Rossi e prima dell’ampia baia di Latte, possiede tutte le caratteristiche per diventare un prezioso archivio delle merci trasportate in tutti i tempi nel mar Ligure.

Infatti, nonostante le numerose difficoltà conseguenti alla natura dei fondali, molto accidentati, e la presenza di una rigogliosa vegetazione subacquea, diverse esplorazioni condotte nella zona hanno restituito a più riprese anfore e laterizi.
L’esame del materiale raccolto documenta passaggi marittimi che vanno dal IV-V secolo a.C., come testimoniato dai frammenti di massaliote, con un incremento di traffici dal II secolo a.C., fino al I-II secolo d.C. Inoltre, la presenza dell’ampia baia di Latte, al centro della quale è stata recentemente scoperta una struttura romana, e dei ridossi di ponente, che hanno restituito tra l’altro un semisse di bronzo della colonia di Nemausus (Nimes) databile al 40-30 a.C., testimoniano un’intensa vita sulla costa, ancora completamente da documentare.

L’ispezione di oggi, quindi, effettuata con il competente apporto dei Carabinieri subacquei di Genova-Voltri, vuole rappresentare la ripresa delle ricerche sottomarine in una zona di rilevante interesse archeologico già individuata negli anni 60 e purtroppo in seguito praticamente abbandonata.