Soprintendenza preoccupata sulla sorte del mercantile ottocentesco. La Marina non ha posto all’Arsenale per il relitto del “Margareth”. Ripescato l’estate scorsa da Magistrato alle Acque e Consorzio alla bocca di Malamocco durante i lavori in corso per il Mose. Fu affondato nel 1853

Quello storico brigantino che ora la Marina non vuole più. Il «Margareth» – un brigantino britannico naufragato nel 1853 davanti alla bocca di porto di Malamocco – è stato tratto dalle acque oltre un anno fa dalla Soprintendenza Archeologica e dal Consorzio Venezia Nuova durante i lavori del Mose. Il lavoro di recupero e restauro del magnifico relitto su una piattaforma galleggiante a Malamocco è ormai avanzato, ma il previsto trasferimento all’Arsenale si è ora improvvisamente bloccato.

Secondo gli accordi intercorsi tra Soprintendenza e Marina Militare, infatti, il brigantino dovrebbe entrare a far parte della dotazione di quello che sarà il futuro Museo del Mare, di cui da anni si parla come la destinazione di buona parte della zona sud del complesso…

Ma il progetto segna ancora il passo – nonostante un primo accordo sull’uso degli spazi raggiunto tra Marina, Comune e Demanio – per mancanza di fondi e l’attuale comandante dell’Arsenale, l’ammiraglio Mario Fumagalli, non sembra per ora intenzionato a prendere in carico l’imponente relitto del brigantino, visto che la nave era lunga una trentina di metri. larga 8 e stazzava circa 150 tonnellate. Una decisione che – se confermata – metterebbe in forte difficoltà la Soprintendenza, visto che non è certo agevole trasportare il relitto e trovare ad esso collocazione sull’isola del Lazzaretto Vecchio, dove dovrebbe sorgere tra qualche anno il museo archeologico della laguna. Per ora, pertanto, il relitto resta a Malamocco, dove si stanno concludendo i rilievi e i lavori di sistemazione del brigantino, ma certo non potrà rimanere là a tempo indeterminato, anche se Magistrato alle Acque e Consorzio hanno finanziato il suo recupero. Del relitto nessuno aveva sentito parlare sino al 2006, perché a nasconderlo aveva contribuito la diga foranea di Malamocco, costruita sui suoi resti, ma restando sotto la sabbia la struttura lignea dell’imbarcazione è arrivata fino a noi in buono stato di conservazione. All’inizio del 2006 – nel corso dei lavori preparatori del Mose – la diga venne in parte demolita per consentire la realizzazione della conca di navigazione riservata alla sosta delle navi durante i periodi di chiusura delle dighe mobili. In quell’occasione, durante i lavori, il relitto venno scoperto e anzi una benna danneggiò parzialmente una parte dello scavo. I lavori furono subito bloccati e intervenne la Soprintendenza Archeologica per i rilievi del caso e si decise il recupero del brigantino, con l’intervento dei sommozzatori che liberarono dalla sabbia la carena della nave, mentre sotto la chiglia vennero fatte passare alcune cinghie per favorire il sollevamento del relitto anche con l’ausilio di due gru, per portarlo poi nel cantiere provvisorio di Malamocco, dove si trova tuttora, in attesa che si decida dove trasportarlo. Il recupero del «Margareth» è un evento per l’archeologia subacquea a livello internazionale, perché fa parte di quella sparuta famiglia di antichi vascelli che hanno avuto l’onore del recupero e dello studio dettagliato in superficie.

E’ comunque solo l’ultimo dei molti relitti – almeno otto – ritrovati nel corso dei lavori del Mose: da una nave da guerra a poca distanza dal brigantino a una nave da trasporto medioevale